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Tuesday, September 11, 2018

Ah... la geografia!

Ieri sera mia figlia ci ha raccontato di una lezione un po' particolare.
Premessa:  siamo in una classe del Junior Year della High School, ossia 3° anno di liceo.

L'insegnante dà le seguenti direttive: scrivete su un foglietto qualcosa di voi che vi identifica; mettete il vostro foglietto sulla cattedra poi a turno venite alla lavagna, prendete uno dei foglietti a caso e cercate di disegnare il contenuto per far capire al resto della classe di cosa si tratta.

Uno studente prende uno dei foglietti e fa questo disegno alla lavagna (fedelmente riprodotto su un tovagliolo da mia figlia):


L'insegnante, non riuscendo a capire il senso di questo disegno, chiede di leggere... leggendo gli dà un input e allora lo studente in questione aggiunge il seguente disegno:






Ve lo traduco io perché  non è facile interpretarlo: SONO NATA IN ITALIA E POI MI SONO TRASFERITA NEGLI USA. Nella prima foto, quel disegno strano a sinistra sarebbe l'Italia... con dentro una bambina, mentre il disegno di destra sono, indubbiamente, gli Stati Uniti. Nella seconda foto, dopo l'input dell'insegnante, lo studente ha disegnato UNO STIVALE.

A seguito di questo racconto Big Papi ha chiesto a nostra figlia di disegnare lei l'Italia, e ovviamente l'ha disegnata:


E poi ha disegnato gli Stati Uniti con anche la collocazione dei singoli stati (poco visibili nella foto):




Eh... la geografia, questa sconosciuta!!!
D'altra parte c'è chi crede che l'Italia sia in mezzo all'Africa e ci hanno anche detto di stare attenti all'Ebola...
Così come ci hanno chiesto se abbiamo le formiche e... se abbiamo le MACCHINE!!! No dico... le macchine???

Vabbe'!

Friday, October 27, 2017

Questo ragazzo farà strada!!!

Altro che Leonardo di Caprio o Mark Ruffolo (nato proprio a Kenosha), questo ragazzo farà strada!!!



TRADUZIONE PER I "DIVERSAMENTE ANGLOFONI" !!!

Stefano Peralma ha passato abbastanza tempo a Milano, Italia, e a Kenosha per sapere quale città offre la pizza migliore.
"Questa è una domanda facile" dice Peralma. "Milano, senza dubbio".
Il senior [senior sono gli studenti dell'ultimo anno, n.d.r.] di Indian Trail [Indian Trail è il nome della sua scuola, n.d.r.] condivide la sua conoscenza culturale in un ruolo che lo fa sentire vicino a casa - sia la sua ex-casa che quella attuale - in quanto immigrato italiano nella produzione di Arthur Miller "A view from the bridge" presentata dal Distretto Scolastico di Kenosha.
Lo show viene presentato per due fine settimana e comincia alle 7 di questa sera (26 Ottobre) nell'Auditorium di Indian Trail.
Peralma si è trasferito a Kenosha da Milano nel 2011 quando suo padre ha accettato un nuovo lavoro a Case New Holland. Da allora  ha avuto ruoli in sei recite nel Distretto Scolastico di Kenosha.
"Non parlavo inglese quando sono arrivato qui" ci racconta Peralma. "E' stata dura, ma quando vieni catapultato in un nuovo ambiente a quell'età, ti adatti. Il tuo cervello è una spugna. Continua ad apprendere".
"A view from the bridge" mette alla prova i legami familiari e l'orgoglio personale quando una famiglia della classe lavoratrice americana si trova faccia-a-faccia con la miseria dei loro cugini immigrati, che disperatamente cercano di farsi una nuova vita. La storia è ambientata negli anni '50.
Rodolpho (interpretato da Peralma) si trasferisce dall'Italia a Brooklyn.
"Il personaggio mi si adatta in modo naturale" dice Peralma "E' un po' la situazione in cui mi sono trovato io, anche se con un contesto molto diverso. Lui aveva gli occhi di un bambino che deve imparare tutto. Non aveva i privilegi che molti altri ragazzi avevano. E' cresciuto povero è ha dovuto farsi strada per tutta la vita."
Fiona Dyer, un'attrice ormai veterana, ha un ruolo principale nel suo ultimo spettacolo del liceo. La studentessa senior di Bradford [Bradford è il nome di un altro liceo, n.d.r.], impersona Beatrice, la moglie di Eddie Carbone (Drake Nuzzo). La coppia accetta di ospitare i cugini italiani di Beatrice, Rodolpho e Marco (Alberto Gomez).
"E' interessante rappresentare una donna che è così diversa da me." dice Dyer "E' questo che mi piace della recitazione. Devi portare in vita questi personaggi".
Lo spettacolo, che dura circa 90 minuti con un intervallo, è diretto da Bob Allen. Lo spettacolo, che nella rappresentazione del 1955 ha fatto fiasco, ha vinto poi il Theatre World Award nel 1956 dopo essere stato trasformato in un due-atti e ha vinto altri riconoscimenti nelle rappresentazioni successive.
"Sono passati oltre 60 anni dalla prima rappresentazione di Broadway ma tutto è ancora attuale con la gente che cerca di andare a vivere in un posto migliore, di guadagnarsi da vivere e travare una vita migliore per se stessi e per le loro famiglie" dice Allen "Questo spettacolo parla di rispetto. Parla di dinamiche familiari e di come tutto questo non sia solo una storia del passato ma accada ancora oggi. E' molto attuale."
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Quando questo gruppo di studenti avevano appena iniziato le prove, mi hanno chiesto di venire una sera qui a cena per conoscerci meglio, per conoscere la nostra storia. Per sapere cosa significa oggi trasferirsi in un paese così diverso e per conoscere meglio come vive una famiglia italiana, gli usi e i costumi.
E' stata una serata molto interessante. E' stato bello scoprire che questi ragazzi non si limitano ad interpretare un ruolo ma che hanno ancora la curiosità di approfondire.
Ovviamente alcuni hanno continuato a venire a cena... quando vengono qui a cena la prima volta, poi non vogliono più andar via. Uno dei ragazzi mi ha addirittura chiesto di portarsi gli avanzi per il pranzo a scuola del giorno dopo...

Sunday, May 29, 2016

Un piccolo passo per l'umanità, un grande passo per la mia piccolina

Ogni anno, l'avvicinarsi della fine della scuola, mi emoziona. Anche in Italia succedeva. Sembrava quasi che fossi più emozionata io dei miei figli.
Percepisco la loro stanchezza, la fatica di arrivare agli ultimi giorni e completare tutto il programma.
Ma questo è un anno speciale, quasi come quello di 3 anni fa: anche mia figlia esce dalla scuola media e si appresta ad entrare nel mondo dei grandi, nella HIGH SCHOOL, la scuola alta!
Non ci posso ancora credere, eppure è così. E dopo di lei più nessuno. Tutti alla High School. E' un passo enorme!
E con lei che esce dalle scuole medie, anche il mio ruolo di Vice Presidente dell'Associazione Genitori si è conclusa. Al liceo non esiste più. Al liceo i genitori non partecipano più alla vita scolastica dei figli. Non che alle medie ci fosse una partecipazione assidua, ma anche se non venivano alle riunioni, quando si chiedeva il supporto dei genitori, arrivavano. Al liceo qui i ragazzi son grandi e possono essere lasciati liberi. Qui poi la maggior parte dei ragazzi a partire dal secondo anno di liceo, lavorano.
E un ragazzo che ha la patente e lavora, non ha sicuramente bisogno di genitori che gli gironzolano intorno nei corridoi della scuola. Quei corridoi sono una loro proprietà e i genitori sono ammessi solo il giorno dei colloqui. Una volta varcata la porta della scuola, la famiglia viene lasciata fuori ed entrano in un mondo tutto loro. Noi dobbiamo lasciarli fare e fidarci.

E comunque fra pochi giorni assisteremo alla cerimonia di consegna dei diplomi della Signorina di casa. L'emozione è tanta. E ogni volta che assisto a questi eventi, non posso non pensare che siamo arrivati qui 5 anni fa e che questi due ragazzi... 

NON SAPEVANO UNA PAROLA DI QUESTA LINGUA E ORA LA PADRONEGGIANO COME NIENTE FOSSE...
Scusate ma credo di avere tutto il diritto di emozionarmi!

Wednesday, May 14, 2014

Teachers Appreciation Week

Anche quest'anno, come tutti gli anni, la prima settimana di Maggio, abbiamo celebrato la Teachers Appreciation Week.
Questa volta però ho partecipato in prima persona alla completa organizzazione e messa in opera della celebrazione. Alla fine ero distrutta ma soddisfatta delle facce felici degli insegnanti.
E' stata la mia amica Traci a coinvolgermi: lei è una persona che si agita facilmente e aveva bisogno di una persona più ottimista per fare tutto. Abbiamo cominciato a organizzare tutto a Marzo e abbiamo pensato di fare così:
Eh sì: ogni giorno della settimana abbiamo nutrito gli insegnanti. Ma secondo me hanno fatto il digiuno la settimana prima perché si sono avventati sul cibo come cavallette! Io e Traci ci guardavamo stupite, ma soprattutto ci chiedevamo se sarebbe bastato per tutti.
Be', la colazione è stata facile perché alle 7:30 ci siamo trovate a scuola, abbiamo allestito tutto e ce ne siamo andate.


Poi il pomeriggio siamo tornate per pulire e... c'erano solo più poche briciole!
Ma per i due pranzi... oh mamma!!!
Gli insegnanti mangiano su 3 turni e noi avevamo fatto in modo di dividere in tre le vivande dei due pranzi. Avevamo un crockpot per tenere in caldo il tutto. Appena un turno si era riempito i piatti, mettevamo nel crockpot il cibo per il turno successivo. Ma quelli del turno precedente pensavano fosse ancora per loro e si rimettevano in fila... abbiamo dovuto fermarli noi e dire: "Hey, siete 125, se mangi tutto tu non ne resta per gli altri"... no perché certe persone sono brave a predicare ma razzolano maluccio!

Comunque alla fine ce l'abbiamo fatta. Gli insegnanti erano molto contenti e l'ultimo giorno ho trovato questo sul tavolo:

Tutti gli insegnanti che ringraziavano!
Ah, se volete sapere perché quella mela rossa, leggete questo articolo oppure questo.


Thursday, January 16, 2014

Paese che vai, educazione che trovi

Stamattina mi sono imbattuta sul blog di Giulietta, scoperto per caso, e ho letto un post interessante sull'educazione in giro per il mondo. Lei il mondo l'ha girato davvero. Ma non ha mai vissuto in Italia come mamma.
Io non ho girato per il mondo, ma sono passata da una cittadina del nord Italia, ad una cittadina del Wisconsin. E mi sento in grado di dire la mia.

Ricordo la prima volta che venimmo negli USA come genitori. Quella fu la prima volta che ci dissero che forse si poteva venire a vivere qui. Quindi quando arrivammo in un paesello a nord di Detroit, girammo come se dovessimo andarci a vivere. L'inverno lì è come qui: neve, neve, neve e tanto freddo! Visitammo alcune scuole e ricordo quanto mi colpì una scuola, molto molto carina, che aveva i tavoli per mangiare nel giardino. Quelli in pietra. Fissi. Chiesi se li usavano d'estate e la preside mi disse: "Veramente li usiamo tutto l'anno: i ragazzi sono ben coperti, tolgono la neve e vi si siedono a mangiare". Potete immaginare la mia reazione da mammaitaliana, seppur io non sia di quelle mamme super-ansiose, tutt'altro! Al parco facevo ridere le mie amiche perché quando i miei figli venivano a lamentarsi di qualche amichetto dispettoso, io rispondevo "Non vedo sangue quindi puoi gestirtela da solo"... Sono dell'idea che i figli devono imparare a cavarsela.
Quando in Italia facevo la rappresentante di classe, erano tanti i genitori che mi chiamavano lamentandosi perché all'intervallo del pranzo avevano visto la classe giocare fuori nonostante il freddo e non sanno che si ammalano di più stando al chiuso che non all'aperto... le porterei qui quelle mamme. Io devo combattere con mio figlio che con -15° esce in felpa...
Ma è vero: è una caratteristica delle mamme italiane quelle di essere super apprensive.
In California, ai primi di marzo, vedemmo bambini in costume da bagno fare il bagno nell'Oceano con temperature esterne mica tanto alte, anzi (noi avevamo la giacca e non c'era nemmeno il sole). Qui ne parlavo. Eppure erano lì e l'Oceano Pacifico E' FREDDO DAVVERO!!!

Su una cosa che ha detto Giulietta nel suo post, però mi sento di contraddirla. Lei dice che qui in America i ragazzi, fin da piccoli, sono molto più autonomi anche a scuola.
Per quello che ho visto io qui in Wisconsin, anche nei due anni in cui aiutavo a scuola a correggere i compiti, più che di autonomia, parlerei di abbandono. I figli non sono seguiti dai genitori e sono lasciati a sé stessi nel fare i compiti come nel prepararsi la cena. Che poi quando saranno più grandi saranno più autonomi può essere, ma credo che una guida da parte dei genitori, almeno alle elementari e medie, debba esserci. In fondo essere genitore non è solo partorirli, vestirli e accompagnarli a destra e sinistra. Non deve essere il genitore a fare i compiti, ma deve aiutare, controllarli una volta fatti, e assicurarsi che i compiti vengano fatti. Gli insegnanti ogni giorno hanno più di metà classe che non ha fatto i compiti.

Diciamo che è sempre valida la regola in medio stat virtus!

Forse in Finlandia hanno trovato la via giusta: leggete questo articolo (QUI la versione italiana).

Thursday, October 3, 2013

Ancora sulla scuola

Oggi vorrei raccontarvi di una riunione a scuola, alle 7:45 del mattino!
Accolti da 3 splendide persone, 3 insegnanti il cui lavoro è quello di supportare studenti ESL (English Second Language), ossia studenti che a casa parlano una lingua diversa da quella che parlano fuori casa.
Accolti da una colazione di tutto rispetto (a saperlo non la facevo a casa!).
E prima dell'inizio della riunione, scambio qualche chiacchiera con la tutor assegnata a mia figlia. Una persona piacevole, molto dolce, molto rassicurante che mi ha chiesto come è avvenuta la transizione dei miei figli. Le ho raccontato delle fatiche iniziali.

Ciascuna tutor ogni giorno fa lezione a piccoli gruppi di ESL (minimo 3, massimo 7): grammatica, lettura, scrittura, conversazione. E ogni giorno è a disposizione degli studenti per aiutarli a fare i compiti anche dopo l'orario scolastico.
E ci raccontano di come fanno a verificare il livello linguistico. E ci fanno sapere che anche quando uno studente ha superato il livello 5 e quindi esce dal programma, questo studente verrà continuamente monitorato e se presenterà delle difficoltà, loro saranno sempre pronti ad aiutarlo. E questo era un mio pensiero visto che il ragazzo di casa è uscito dal programma.
Raccontano anche di come lo stesso tipo di supporto viene offerto ai genitori: accesso ai programmi linguistici online per imparare l'inglese, accesso ad un programma per ottenere un diploma di scuola superiore, attività pomeridiane dirette ai genitori che ancora non parlano o parlano poco l'inglese.

Eravamo una quindicina di genitori più la preside e il vice, le 3 tutor e un'interprete per i genitori che con l'inglese ancora non hanno confidenza (solo in spagnolo perché sono la maggioranza). Io ero la sola italiana e c'era un russo.

Alla fine della riunione ho fatto una piacevole chiacchierata con la preside, anche alla luce degli eventi di un paio di settimane fa (parlo di QUESTO POST per indenderci). Mi ha chiesto scusa e mi ha spiegato che c'è stato un malinteso che l'insegnante ha prontamente spiegato e chiarito alla preside stessa. E mi ha chiesto altre cose sui miei figli.

Poi sono andata con la tutor che mi ha fatto vedere la classe e mi ha chiesto se ogni tanto voglio andare il pomeriggio ad aiutare gli studenti stranieri a fare i compiti.

Ecco, vi ho raccontato come funziona una scuola e come deve funzionare una scuola che apre le proprie porte agli stranieri.
Ho sentito che quelle persone hanno a cuore la crescita culturale dei miei figli; ho sentito che lì i miei figli sono al sicuro e quindi io sono molto più serena.

E mentre ero lì ricevo sul telefono un messaggio dell'insegnante di Inglese di mia figlia che mi assicura che sta andando bene, che partecipa attivamente alla lezione e che attualmente ha A in Inglese (A=10).

OK, va tutto bene e io sono serena.

Scusate, un'aggiunta di cui mi ero dimenticata: quando la preside faceva presente che ci sono i moduli per avere la riduzione sul costo dei pasti, perché, parole sue "2.64$ are really too much"... mi è venuta fuori una risata spontanea!!!