Friday, November 22, 2013

Riflessioni sulla lingua

Una delle cose che ci eravamo promessi di mantenere, mentre stavamo venendo qui, era la nostra italianità. Ma non avevamo un’idea precisa di quello che significasse veramente. O meglio, pensavamo di averla ma le cose sono cambiate strada facendo!

Inizialmente tutti, soprattutto gli insegnanti a scuola, ci consigliavano di parlare inglese in casa per abituare i ragazzi al dialogo e alla conversazione. Sinceramente non ci siamo riusciti. Era uno sforzo innaturale. Troppi vocaboli che ci mancavano. Cosa dovevo fare? Mettere in pausa tutti ogni volta che dovevo cercare una parola sul dizionario? (a proposito, piccolo consiglio pratico: www.urbandictionary.com!). No. Proprio no. Allora abbiamo usato una tattica differente: nel momento in cui abbiamo avuto la casa, abbiamo cominciato ad invitare amici vari dei ragazzi. E devo dire che si è rivelata la cosa migliore da fare: il dialogo fra coetanei è più naturale e spontaneo.

Ora invece tutti ci dicono di fare esattamente il contrario, ossia di continuare a parlare in italiano in casa!

Ma cosa sta succedendo ai ragazzi? Be’, una cosa a cui non avevamo pensato: vanno a scuola e imparano. Imparano cose nuove e quelle cose le imparano nella lingua locale, l’Inglese.
Un esempio. Mia figlia sta studiando la Geologia (ha preso 100% nel test!). Chiedetele di spiegarvi cosa sono nucleo interno, nucleo esterno, mantello, crosta. Non ne ha idea. Ma se le chiedete inner core, outer core, mantle, crust ve lo spiega MOLTO FACILMENTE... ma in inglese! E' ovvio, lei queste cose le sta imparando in inglese prima di averle imparate in italiano.
Forse mio figlio, avendo completato il ciclo delle elementari, ha meno problemi. Ma non stupitevi di sentire un miscuglio delle lingue in un dialogo. Oppure, da brivido ma comprensibile, le parole inglesi italianizzate: “Mamma posso engauttarmi con gli amici?” da HANG OUT= incontrarsi, passare del tempo insieme.

Ecco cosa dobbiamo affrontare. Correggerli? Sì, li correggiamo, ma difficile che cambi la cosa perché sarà sempre più facile che usino il vocabolo inglese che quello italiano finché sono qui. Poi quando saranno in Italia, impareranno… forse.

A questo punto diventa molto più importante mantenere le nostre tradizioni e la nostra cultura. Ed è diventata una mission. Sto imparando ad approfondire la nostra cultura e a divulgarla proprio perché è parte fondamentale di ciò che siamo. La nostra lingua è bella ed è amatissima da queste parti. Ma tutto, la lingua, il cibo, le tradizioni, sono legate alle nostre profonde radici. Quindi ci piace pensare di poter insegnare ai nostri amici cosa ci lega al nostro Paese.

E sapete una cosa? Da quando siamo qui stiamo imparando ad amare l’Italia più di quando ci vivevamo. E’ proprio vero che devi allontanarti dalle cose per capire quanto ti mancano!

Ma io in casa continuo a parlare italiano e a correggere soprattutto i tempi verbali. Ci tengo molto! E poi è un angoscia parlare in inglese con loro due: mi correggono in continuazione, facendomi poi perdere il filo del discorso. Quindi lascio perdere!!!

11 comments:

  1. Ahahaha, la mia amica e collega qui sta avendo lo stesso problema...i figli che ormai parlano una lingua a lei talvolta incomprensibile e che la riprendono perchè sbaglia la pronuncia! :-)

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  2. E' la mia paura ! E' dura crescerli perfetti bilingue !

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  3. Ma lo sai che a me sta succedendo esattamente la stessa cosa?!
    I miei figli sono piccoli, Tommaso 4 e mezzo mentre Riccardo 3 anni ma entrambi parlano perfettamente inglese. In questo periodo mi sono resa conto che Tommaso rifiuta l'uso dell'italiano, preferisce che la lettura serale sia in inglese, vuole conoscere cose del mondo ma si interessa poco all'Italia. Io non demordo e insisto ad insegnargli tradizione e cultura tricolore.
    In casa noi parliamo solo italiano ma spesso mi risulta facile e veloce l'uso dell'inglese anche, se come hai detto tu, la mia pronuncia e le mie parole errate vengono corrette dai nanetti.
    Non mi resta che dire, evviva l'Italia e cerchiamo di mantenere vive e trasmettere loro le nostre meravigliose e storiche tradizioni.

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  4. L'importante è non esagerare o si fa la figura degli estremisti, guarda musulmani in Italia.

    -lm

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  5. In effetti penso che se si fanno crescere dei bambini in un paese straniero, questi per non sentirsi stranieri vorranno essere come gli altri in tutto e per tutto. Non dimenticatevi che i luoghi dell'infanzia sono quelli a cui restiamo legati per tutta la vita.

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  6. L'ho sempre pensato: "Forse c'è solo un modo per amare l'Italia: starne lontani..."

    d.

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  7. Bellissimo post!
    Pensa la ricchezza che stai donando loro, la possibilità di conoscere bene due lingue.
    Se hai bisogno di qualcuno che parli italiano coi ragazzi ti spedisco mia figlia :-))))

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  9. Buon giorno a tutti. Io, sono una mamma single di un bambino di 12 anni espatriata nel Regno Unito, e, come per molte altre cose, ho assunto la politica della naturalezza (poi vi spiego) che ad oggi non mi ha mai deluso. Questo significa che lascio che le cose accadino senza forzare loro la mano. E' stato così per il pannolino quando fu tempo di toglierlo, è stato così per la scuola è stato così su molte cose. Al nostro arrivo qui, mio figlio nn sapeva assolutamente formulare una frase di senso compiuto in inglese, ma senza ansie ho lasciato che piano piano si calasse nella sua nuova lingua da solo. Una frase, la TV, un bambino della sua età... ed ecco che magicamente, un paio di mesi dopo comincia a comprendere senza però ancora interagire a sua volta . Oggi parla e interagisce abbastanza, non conosco la qualità poichè con la mamma si vergogna, ma aspetterò che la natura e l'eccezionale elasticità mentale della sua età faccia il suo corso. Comprendo bene la nostalgia. E' una nostalgia di sensazioni, più che di luoghi. Nella nostra Italia dove tutto sembra non funzionare, abbiamo comunque lasciato una parte di noi, e questo lo senti molto se dietro di te, come nel mio caso, hai solo ricordi, poichè le persone che ne hanno preso parte non ci sono più. C'è chi espatria per cercare nuove ed esilaranti avventure, c'è chi espatria per necessità, c'è chi espatria perchè non c'è posto nel mondo dove possa dire di essere a casa. Temo di appartenere a questa terza fascia. Comunque, il risultato ottenuto con questo bambino dalla vita già troppo difficile è stato grande. Basta questo per affermare che ne è valsa la pena.

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    1. Carissima Romi (hai lo stesso nome di una persona che conoscevo anni fa!), anche noi abbiamo fatto la stessa cosa: col pannolino, con la lettura (ho lasciato che fosse la scuola ad insegnar loro a leggere, non mi interessava avere figli avanti). E così abbiamo fwtto con l'inglese: non li ho mandati a corsi speciali. Il preside stesso mi diceva di stare tranquilla che ad un certo punto avrebbero parlato perfettamente. E così è stato e ne siamo felici!
      Grazie per la tua condivisione!

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  10. Condivido l'idea della naturalezza. A me un anno fa, quando siamo arrivati in Cina, l'insegnante dell'asilo internazionale mi ha consigliato di parlare alla piccola (4 anni) in inglese per agevolarla. Io ho detto sì sì, ma ho continuato con l'italiano! Non volevo che lo dimenticasse, non volevo che assorbisse i miei errori (io non parlo un inglese perfetto!).Dopo 6 mesi parlava inglese meglio di me. Ora mi corregge, non solo in inglese ma pure in cinese!!! Il piccolino invece (che ora ha 3 anni) non parla bene né l'italiano né l'inglese, ma vedo che quest'ultimo gli riesce più facile e temo che l'italiano lo parlerà male sempre, almeno finché resteremo all'estero!

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